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PLOVDIV 2019, l'Europa ai confini dell'Europa.

L' “altra” Capitale Europea della Cultura. Una Capitale Europea della Cultura in casa, Matera, e una più a est, Plovdiv, l'antica Filippopoli, città al confine con la Turchia e all'estremo oriente europeo: sono due le Capitali Europee della Cultura che hanno contraddistinto l'anno culturale del 2019, tracciando rotte progettuali, generando osservatori e innescando nuovi processi territoriali.

Due esperienze diverse di cui essere contemporaneamente spettatori e dalla cui irriducibilità emergono i tratti della complessità che nutre oggi il dibattito sull'identità e l'integrazione europea.

A Plovdiv, definita spesso ”l'altra capitale” da chi nel frattempo premeva per esaltare l'esperienza di Matera e forse rivelando la distanza culturale che ancora ci separa da esperienze geograficamente più lontane, è la prima città bulgara a diventare Capitale Europea della Cultura superando così la candidatura di Sofia e di altre 8 concorrenti nazionali.

Plovdiv sancisce un primo importante appuntamento per il Paese, una sfida iniziata dalla comunità artistica locale nel 2010 e proseguita con il supporto delle istituzioni fino alla prima segnalazione ufficiale nel 2014.

A giugno abbiamo avuto occasione di osservare da vicino alcuni degli esiti di questo processo e di confrontarci con la direttrice artistica Svetlana Zuyumdzhieva, sull'intensità temporale di una trasformazione urbana, politica e culturale avviatasi ancor prima dell'ufficializzazione delle iniziative europee.

Trasformata in un'attrattiva per i più giovani, luogo di ritorno o d'investimento per il futuro, caratterizzata da un forte recupero di spazi abbandonati (Tobacco City e Cosmo Cinema, vecchia sala cinematografica di epoca sovietica) Plovdiv si pone oggi in netto contrasto con la media nazionale d'emigrazione giovanile.

Il trentennale della Mir Caravan 1989. A Plovdiv, sito Unesco dal 1983 e luogo di incontro delle culture greche, balcaniche e turche, incontriamo in particolare il progetto Odyssée Karavana promosso dalla rete europea CITI - Centre International pour les Théâtres Itinérants.

Odyssée Karavana è un progetto in più tappe partito da Villeneuve Les Avignon in Francia che passando per la Grecia, l'Italia e il Belgio ha attraversato nel corso della primavera il continente, scegliendo Plovdiv come tappa finale.

Un'Odissea, dunque, come evoca il nome, che sceglie la Capitale Europea della Cultura come Itaca simbolica: un festival gratuito nei quartieri popolari di Trakia, Stolipinovo e Grebna Baza e parte di un più ampio numero di iniziative di audience engagement nei luoghi della città meno serviti da politiche e offerte culturali. Un'occasione per stimolarle.

All'interno del progetto tredici compagnie per un centinaio di artisti: Ambulans Théatre, Cie Arts Nomades, Les ArTpenteurs, Babel-Gum, Bronca, Le Cabaret des Oiseaux, Entre Deux Averses, La Famille Walili, Les Nouveaux Disparus, Teatro Nucleo, Tralalasplatsch, Trib’Alt, Théâtre des chemins e tra queste, Teatro Nucleo di Ferrara, unica compagnia italiana, sostenuta nell'iniziativa dall'Istituto Italiano di Cultura di Sofia.

La presenza di Teatro Nucleo è una presenza testimoniale importante, memoria storica del precedente a cui l'Odyssé Karavana si ispira e di cui nell'ambito delle iniziative di Plovdiv 2019 celebra il trentennale. L'antecedente è infatti l'imponente Mir Caravan, progetto che nel 1989, sei mesi prima della caduta del Muro di Berlino, affrontò uno straordinario tour trans-europeo sfidando le barriere politiche e culturali dell'allora cortina di ferro e coinvolgendo in un festival itinerante quasi 200 artisti provenienti dall'Europa allora divisa: da Piazza Armata Rossa alla Porta di Brandeburgo, attraverso la Polonia e la Praga di clav Havel.

Tra i promotori anche Horacio Czertok e Cora Herrendorf, fondatori di Teatro Nucleo e da sempre impegnati in un teatro di denuncia e attivismo che negli anni li ha visti protagonisti a fianco del movimento antipsichiatrico, tra i primi a portare il teatro nelle carceri e autori di un'esperienza di comunità permanente presso Pontelagoscuro, dove tuttora il Teatro Julio Cortázar, loro sede, è fucina di attività e iniziative.

Il trentennale della Mir Caravan, esperienza simbolo di un'Europa in costruzione alle soglie di una nuova epoca, s'inserisce tuttavia in un altrettanto complesso presente politico, attraversato dal dibattito delle recenti elezioni europee, dal rinnovarsi del tema delle frontiere secondo nuovi e altrettanto drammatici scenari e a trent'anni dall'inizio di quel processo di democratizzazione che ancora oggi in Bulgaria è tema di conflitti e ferite irrisolte.

Odyssée Karavana però è un'occasione di festa e di incontro. Lo è in primo luogo con la popolazione dei quartieri periferici della città, con le associazioni e le realtà locali, con i giovani artisti in cerca di un'occasione di coinvolgimento e di cooperazione. Citiamo il collettivo Theater of Responsibility e i giovani manager culturali Galin Popov, fondatore e curatore dello spazio artistico TAM a Velico Tărnovo e Martina Yordanova, entrambi responsabili del progetto Odyssée Karavana per Plovdiv 2019.

E' inoltre occasione di incontro con la minoranza Roma, comunità del quartiere di Stolipinovo e uno dei luoghi del festival. Ghetto insalubre nella zona nord-est di Plovdiv, luogo di emarginazione della comunità romanì tra la più numerosa degli interi Balcani, a Stolipinovo la presenza dell' Odyssée Karavana attraverso spettacoli e workshop è simbolo di una contrattazione identitaria conflittuale, un tema delicato della Bulgaria di oggi. Esito del processo di privatizzazione che tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta ha escluso la comunità romanì dal mercato del lavoro, la ghettizzazione dei Roma è uno dei temi che le iniziative di Plovdiv 2019 hanno cercato di sottrarre al silenzio coatto. La partecipazione ai workshop è numerosa, bambini e famiglie riempiono lo chapiteau ad ogni replica. E' un incontro gioioso in un luogo altrimenti privo di attraversamenti, un piccolo seme lanciato lontano dalla visibilità delle più grandi iniziative.

Il rapporto con il passato emerge anche dalle reazioni del pubblico di Trakia allo spettacolo Domino di Teatro Nucleo per la regia di Natasha Czertok. Il lavoro riflette sui totalitarismi attraverso la metafora di un gioco a premio ai cui partecipanti viene chiesto di firmare un contratto che sancisce la rinuncia alle libertà personali, alla libertà di espressione e di giudizio. Controllati da guardie austere e osservati da un narratore onnisciente, voce profetica di libertà perdute, sono pedine di un meccanismo hobbesiano eco dei mondi distopici di Aldous Huxley e George Orwell. Le reazioni commosse del pubblico rivelano l'attualità dei temi, il nodo irrisolto con il passato, la negoziazione ancora aperta con l'autoritarismo del recente regime comunista, elemento che sarà interessante confrontare con le altre recenti esperienze internazionali dello spettacolo: al Sommerwerft Theatre Festival di Francoforte e in Danimarca al Waves Festival di Vordingborg.


“Una larga parte della popolazione ha sviluppato la propria identità nazionale in relazione ad una coscienza di deficit storico”, scrive nel 2013 la direttrice artistica Svetlana Kuyumdzhieva in occasione del Padiglione della Bulgaria alla Biennale di Venezia. Eppure Plovdiv è una città in fermento, curiosa e desiderosa di contaminazione e apertura, ricca di iniziative anche esterne al programma della Capitale Europea della Cultura: le attività dell'Open Arts Fundation, i festival di danza contemporanea One Dance Week e The Black Box Festival. Lo testimoniano inoltre le altre esperienze italiane che similmente all'Odyssée Karavana sono entrate in contatto con la comunità locale scoprendo un vivo terreno d'incontro intergenerazionale: il workshop di Silvia Gribaudi In the rhythm of dance dedicato agli over 60 e Plovdiv by senses di Lis Lab Performing Arts a cura di Antonella Cirigliano in collaborazione con Maria Luisa Bafunno, Giulio Olivero e Christian Beck e gli studenti della National High School of Stage and Film Design di Plovdiv.


“Il titolo di Capitale Europea della Cultura non è un premio per il patrimonio culturale e storico che una città possiede, quanto una spinta per sviluppare un potenziale ancora non espresso. Questo è il messaggio più difficile da far comprendere”, sottolinea la direttrice artistica. Un potenziale che sembra stia pienamente emergendo. Qui a Plovdiv, grazie all'eredità di cui Teatro Nucleo è uno dei principali portatori, il messaggio della Mir Caravan ha incontrato un fertile presente per proseguire la sua riflessione e immaginare future e importanti “Karavane”.


Vittoria Eugenia Lombardi


[Il presente articolo è stato pubblicato con il titolo "PLOVDIV 2019, l'Europa ai confini dell'Europa.

A trent'anni dalla caduta del Muro di Berlino, la prima città bulgara a diventare Capitale Europea della

Cultura si sperimenta tra un passato ingombrante e un presente proiettato sul futuro. L'esperienza

dell'Odyssée Karavana." su Hystrio n. 4/2019]


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